Comunicare l archeologia
6° INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA
“..E’ importante saper comunicare l’archeologia: per difendere i Beni Culturali occorre non solo riportarli alla luce, ma bisogna saperli spiegare. Bisogna informare l’opinione pubblica se si vogliono difendere i Beni culturali. L’archeologo non deve tenere per sé la scoperta, ma la deve comunicare al mondo intero..”
Con queste parole, che ricalcano gli intendimenti del nostro progetto “Comunicare l’archeologia”, Piero Pruneti ha presentato ieri sera l’ospite clou dell’Incontro Nazionale di Archeologia Viva, Zahi Hawass, il fin troppo famoso segretario generale del Consiglio superiore delle antichità egiziane, che ha fatto della divulgazione delle sue scoperte in Egitto il punto focale della sua attività di archeologo.

Zahi Hawass e Piero Pruneti
Fin dal mattino, quando ha aperto l’incontro il Prof. Guido Vannini con la sua relazione sullo stato delle ricerche sui castelli crociati in Giordania, gli interventi sono stati ascoltati da un pubblico numeroso, interessato, ma soprattutto eterogeneo: dagli studenti di archeologia (pochi per la verità rispetto al resto della platea) passando per tutte le fasce di età sino ai nonni che accompagnavano i nipoti: il massimo si è raggiunto proprio con l’intervento di Zahi Hawass, che ha fatto il tutto esaurito e non solo: i 1200 posti della sala, infatti, non sono stati sufficienti e molti sono rimasti in piedi, a dimostrazione del fatto che anche un archeologo può riuscire con la propria personalità a creare interesse intorno al suo lavoro.
Nella giornata gli interventi hanno toccato un po’ tutti gli ambiti della grande archeologia: si va dalla presentazione della mostra “Ori dei cavalieri delle steppe”, che ha catturato il pubblico con lo splendore degli oggetti esposti, alla notizia sensazionale che la testimonianza piica relativa alla presenza dell’uomo in Europa è stata trovata in Puglia, e risale a 1,5 milioni di anni fa; è seguito l’intervento di Paolo Moreno sui Grandi Bronzi, che ha permesso a tutti i presenti di fare un ripasso di storia dell’arte, poi la relazione sul recupero e il restauro dei materiali dell’Iraq Museum di Baghdad, per sensibilizzare i presenti sul problema dei Beni Culturali a rischio; è seguito poi l’intervento di un non-archeologo: Franco Andaloro, un ittiologo che collabora con gli archeologi per lo studio di quella che è definita “archeoecologia”, e che ha quindi illustrato al pubblico tutte le discipline correlate all’archeologia subacquea. La mattinata si è conclusa con lo spumeggiante intervento di Alfredo e Angelo Castiglioni, due “esploratori” che durante i loro viaggi in Nubia hanno fatto grandi scoperte anche archeologiche, come la città di Berenice Pancrisia, finora conosciuta solo dalle fonti. Raccontando le leggende che li hanno spinti alla ricerca, gli aneddoti relativi ai loro viaggi e soprattutto ponendo l’accento sul piacere della scoperta, hanno saputo coinvolgere il pubblico, condividere con i presenti l’emozione della scoperta. Con un modo di fare accattivante e il ritmo incalzante del racconto hanno saputo catturare l’attenzione dei presenti come nessun’altro nel corso della giornata (eccetto, forse, Zahi Hawass; ma per lui vale un discorso a parte, sul quale vale la pena riflettere).
Il pomeriggio, dopo il film dei fratelli Castiglioni che ha raccontato uno dei viaggi in Nubia, è stato dedicato alla Sardegna e ai suoi rapporti con i Micenei. Louis Godart per primo ha introdotto il tema, con una spiegazione generale che ha permesso al pubblico di capire le problematiche relative agli scambi commerciali nel Mediterraneo in età micenea. E’ seguito un momento di puro spettacolo, con l’ingresso in sala dei Mamuthones, maschera sarda tipica che viene indossata dagli abitanti del paesino di Mamoiada per il carnevale e che deriva da un rito antichissimo che affonda le sue radici nei culti dionisiaci giunti in Sardegna nel XIV-XIII sec a.C., in età micenea.

I Mamuthones di Mamoiada
E’ seguito un ultimo intervento sul tema dei contatti tra sardi e micenei, dopodichè il resto del pomeriggio 荊stato consacrato all’Egitto e in particolare alla figura del suo principale portabandiera, Zahi Hawass.
Complice un’intervista studiata per mettere in risalto la figura dell’archeologo piuttosto che le sue scoperte in Egitto, Zahi Hawass si è saputo conquistare una platea, costituita per la maggior parte da persone venute apposta per vedere lui, con poche frasi ad effetto e vari annunci di scoperte che ha fatto e che farà con un tono sensazionalistico e demagogico degno dei migliori uomini politici.
L’Incontro Nazionale si è concluso poi con il film “La maledizione di Tutankhamon”, un tema che ha sempre affascinato e che continua ad affascinare l’immaginario collettivo.
Aldilà del fenomeno Zahi Hawass, che merita di essere studiato (un archeologo considerato come un divo di Hollywood che firma autografi a ripetizione e che si fa salutare come un faraone merita senza dubbio qualche riflessione), l’Incontro Nazionale di Archeologia Viva ha raggiunto sicuramente lo scopo di comunicare col pubblico le scoperte archeologiche: chi più chi meno, infatti, tutti i relatori hanno fatto un’introduzione generale per spiegare la propria materia, in modo che fosse comprensibile a tutti, dopodiché hanno approfondito il loro argomento usando a questo punto un linguaggio che ormai non era piuro. Tutti i relatori hanno ringraziato la rivista per l’opportunità che ha dato loro di parlare al grande pubblico dei loro studi, delle scoperte e delle mostre che presto verranno inaugurate. E quale vetrina migliore, infatti, per presentare una mostra, se non una manifestazione così seguita com’è stata quella di ieri?
Anche noi del progetto “Comunicare l’archeologia” abbiamo partecipato all’Incontro Nazionale di Archeologia Viva, in veste di uditori. Abbiamo comunque preso contatto col direttore della rivista, Piero Pruneti, presentandogli il progetto, i nostri intendimenti e la nostra ricerca e gli abbiamo presentato una serie di domande sul tema specifico della comunicazione in archeologia, obiettivo del nostro progetto e di Pruneti stesso che, com’è evidente, ha consacrato alla divulgazione archeologica la sua vita e tutta la sua attività. Il fatto che lo stesso Pruneti, nel presentare Zahi Hawass abbia dichiarato la necessità del comunicare l’archeologia così com’è espressa nel nostro progetto, ci dà la conferma che si deve lavorare in questa direzione e ci stimola ad andare avanti nella ricerca.
Marina Lo Blundo
28/02/07
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