Comunicare l archeologia
mercoledì, 14.10.09
Il ritorno
Comunicare l'archeologia ritorna dopo una pausa più che estiva.
Il silenzio di questi mesi sul blog non corrisponde certamente ad un'interruzione della nostra attività di ricerca, anzi!
Riprendiamo quindi a darvi notizia delle attività del gruppo da queste pagine, così come abbiamo sempre fatto.
Lo staff di Comunicare l'archeologia
venerdì, 17.04.09
COMUNICARE I BENI CULTURALI: IL DOCUMENTARIO
Si è svolto a Genova il 15 aprile ’09 il secondo dei 3 incontri organizzati dal Gruppo Ricerche nell’ambito del Workshop “Beni culturali: nuove ricerche e giovani ricercatori”. Organizzato da Matteo Sicios, l’incontro ha avuto per tema il documentario come strumento di comunicazione dei Beni Culturali.
A raccontare come nasce, come viene praticamente realizzato, quali problematiche si affrontano e a chi viene distribuito, 3 rappresentanti delle 3 professionalità imprescindibili per la confezione di un buon prodotto video: la videomaker/regista Diana Giromini, l’archeologa Elisabetta Starnini, che ha collaborato in passato in qualità di esperta alla realizzazione di documentari, e il mediatore, Matteo Sicios, figura professionale capace di far dialogare il regista e l’esperto, di coniugare i differenti linguaggi in vista si un prodotto altamente comunicativo.
Diana Giromini ha illustrato le varie fasi attraverso le quali un documentario vede la luce, elencando una precisa scaletta che tiene conto oltre che della scelta del soggetto e del testo di accompagnamento, anche dei problemi tecnici relativi alle riprese, alle luci, all’audio e alla musica.
Elisabetta Starnini ha invece portato la sua esperienza di collaborazione alla realizzazione di un documentario ed ha messo in guardia da certi tipi di video che invece di far cultura, in nome di un sensazionalismo che fa pubblico sacrificano la realtà dei dati e danno invece credito alle più assurde fantasie e leggende. A questa provocazione risponde Matteo Sicios portando esempi concreti di come spesso vicende sensazionali e leggende verificate esistano anche nelle piccole realtà locali. Sta a chi realizza il documentario scegliere di inserirle per attirare l’attenzione del pubblico, e in questo senso il ruolo del mediatore è fondamentale.
Il pubblico presente in sala, costituito principalmente da studenti dei Corsi di Laurea in Beni Culturali dell’Università di Genova, si è dimostrato interessato e coinvolto. Interessano soprattutto gli aspetti pratici: chi sono i committenti, quali sono i costi di realizzazione, da cosa si riconosce un buon regista di documentari.
E poi, dove vengono distribuiti i documentari: oltre alla TV e all’editoria, infatti, il video è sempre più spesso impiegato nelle webTV, ma anche e soprattutto nei musei e nelle esposizioni temporanee: la comunicazione della cultura, per citare Elisabetta Starnini, ormai passa per l’immagine dinamica e l’audiovisivo si presta sia come mezzo espositivo che come prodotto di vendita.
Infine è stato sollevato il problema di come, in ambito locale, spesso non si abbia la percezione della differenza tra documentario e semplice filmato, il che purtroppo porta spesso alla realizzazione di prodotti scadenti sia per qualità tecnica che per contenuti, che non ottengono lo scopo di raggiungere efficacemente il pubblico perché non sono realizzati dalle professionalità giuste. Citando Matteo Sicios, un buon documentario, in senso lato, è come un museo: in entrambi i casi, dopo averlo visto, il pubblico deve risultare arricchito, deve aver acquisito qualcosa in più.
sabato, 11.04.09
GIORNATA DI STUDI: Comunicare i Beni Culturali: il documentario
Il secondo incontro del ciclo di workshop “Beni Culturali: nuove ricerche e giovani ricercatori” di mercoledì 15 aprile sarà interamente dedicato al documentario e al video sui Beni Culturali.
Un nuovo appuntamento, organizzato dal Gruppo Ricerche dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, che vuole portare all’attenzione di tutti l’importanza della comunicazione della cultura e del passato attraverso il video.
Lo scopo è quello di spiegare a studenti ed appassionati come realizzare e come usare il video per divulgare e comunicare al pubblico nel migliore dei modi la nostra storia.
Per far questo dialogheranno tra loro tre diverse figure professionali:
Diana Giromini, Videomaker
Elisabetta Starnini, Archeologa, Università Cà Foscari Venezia
Matteo Sicios, Comunicare l’Archeologia, Gruppo Ricerche
L’evento, che si svolgerà nell'Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia, via Balbi 2, genova, dalle 15 alle 18, è patrocinato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Genova ed è aperto al pubblico. La maggior parte delle relazioni sono state programmate per favorire il dibattito con gli esperti, i professionisti e gli studenti di Beni Culturali. Per coloro che lo desiderano sarà rilasciato un attestato con le ore di partecipazione. Per gli studenti di Beni Culturali le ore sono cumulabili e riconosciute come CFU.Per informazioni coordinatore@grupporicerche.it
martedì, 31.03.09
COMUNICARE L'ARCHEOLOGIA incontra Alfredo Castiglioni
Siamo al VII Incontro Nazionale di Archeologia Viva. I fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni, documentaristi e direttori del Centro Ricerche Deserto Orientale, hanno appena terminato la presentazione della loro ultima impresa in terra nubiana, un documentario che racconta il salvataggio dei beni archeologici disseminati nel deserto nubiano che la costruzione di una diga sulla IV cateratta del Nilo sommergerà per sempre.Incontriamo Alfredo Castiglioni nella pausa pranzo, ed egli acconsente con grande disponibilità a rispondere alle nostre domande.
D: Angelo e Alfredo Castiglioni, da anni siete noti al grande pubblico per la vostra attività di documentaristi in terra africana. Ma nascete come esploratori o come documentaristi?
R: Nasciamo sia come esploratori che come documentaristi, contemporaneamente. Da giovanissimo ho seguito un corso da operatore cinematografico e poi siamo partiti alla volta dell’Africa. Il nostro obiettivo era filmare una realtà che stava scomparendo. Il nostro primo lavoro fu “L’Africa segreta”.
D: Quando avete rivolto il vostro interesse all’archeologia?
R: Dopo gli anni ’60 non è stato più possibile realizzare documentari di etnologia e antropologia, perché si sono modificati i costumi e le popolazioni, anche a causa di turismo e trekking. Dalla storia dell’uomo presente ci siamo rivolti allora alla storia dell’uomo del passato. Plinio il Vecchio parla della città di Berenice Pancrisia, città che però non era mai stata localizzata. Decidiamo di cercarla e diamo così inizio ad una vera e propria ricerca di carattere storico.
D: Come nasce un vostro progetto di ricerca?
R: Si può riassumere tutto il processo in una serie di step:
- Nasce l’idea: spesso dalla lettura di fonti, come nel caso di Plinio il Vecchio per Berenice Pancrisia, si verifica se la nostra fonte è veritiera o se non si tratta piuttosto di pura fantasia; oppure l’idea nasce da un fatto contingente, com’è quello che abbiamo presentato oggi.
- Dove? Localizzare il luogo che stiamo cercando. Oggi l’uso del satellite è fondamentale.
- Organizzare quindi la spedizione non senza i necessari finanziamenti (senza i quali non si può fare nulla)
- Organizzare un’équipe che si avvale anche di specialisti. Noi infatti forniamo un apporto scientifico.
-Si parte!
D: A quale pubblico vi rivolgete nei vostri documentari? Che cosa fate vedere al pubblico? Quali scelte compiete, cosa privilegiate in fase di montaggio?R: Il materiale filmico viene montato ovviamente in funzione di quello che si vuole dire. Il pubblico presente in sala oggi è un pubblico misto, pertanto abbiamo mostrato un filmato di 12 minuti in cui, pur non trascurando l’informazione archeologica, si è messo l’accento sulla fatica nei lavori di recupero, e un po’ di enfasi con immagini suggestive di tramonti e giochi di luce nel deserto. Per il nostro sponsor, la IVECO, prepariamo invece un filmato in cui si dà preponderanza all’impiego dei mezzi meccanici. Per un congresso, invece, non faremo niente di tutto ciò, ma presenteremo un documentario in cui il dato scientifico è essenziale. Ad ogni pubblico va il suo documentario. Questo è ovvio ed evidente. Sta a noi montare il prodotto migliore e più adatto a quel tipo di pubblico in quel dato momento, sulla base delle ore e ore di film che abbiamo girato nel corso della missione.
1/03/09
Marina Lo Blundo
sabato, 28.02.09
Perché Comunicare l’Archeologia va a Firenze da Archeologia Viva?
Il nostro gruppo ha delle finalità molto diverse da quelle che si pone la rivista Archeologia Viva. Tra le molte, la più significativa è, a mio parere, che AV si rivolge a un pubblico di appassionati, magari non professionisti, ma sicuramente di interessati all’argomento (fa divulgazione), mentre il nostro gruppo intende proporre la formazione adeguata agli archeologi e ai comunicatori affinché si attiri e si conquisti un pubblico di non interessati, di non appassionati, di coloro che si chiedono a che serva fare archeologia, di coloro che se fregano abbastanza platealmente della storia, dei Beni Culturali in genere (fa comunicazione). Noi vorremmo e cerchiamo di essere là dove non ci cercano, in quei media dove si parla notoriamente di altro, e così via …
MA, nell’incontro di AV c’è del buono anche per la nostra mission, mi sono, e ci siamo, convinti di ciò. Cosa? Intanto l’evento stesso di per sé è stato oggetto di una buona comunicazione, molta gente lo ha saputo, lo ha visto scritto insomma, magari di sfuggita da qualche parte, magari no ... Questo è quindi un caso di divulgazione archeologica COMUNICATA. Secondo motivo: i relatori. Alcuni di loro si sono occupati anche di comunicazione, hanno lavorato con i media, motivo valido ad esempio per intervistarli. Terzo motivo: le relazioni fatte proprio da QUEI relatori. Che ne sappiamo se fra i relatori c’è un archeologo che è un parlatore eccellente, un incantatore di folle, che ha una mimica che buca il video, e via discorrendo, perché non fare un po’ di talent scout per poi magari poter dire: “ehi ma questo qui che dice queste cose qua, dovrebbe andare in TV!”. Poi ce ne sono altri di motivi, ma preferiremmo li scopriste leggendo i post che seguiranno … la palla all’inviata Marina Lo Blundo.
28/02/2009
Di Matteo Sicios
info: VII Incontro Nazionale di Archeologia Viva, 1 marzo 2009, Palazzo dei Congressi, Piazza Adua, Firenze. v. il programma completo al sito www.archeologiaviva.it
martedì, 30.12.08
“COMUNICARE L’ARCHEOLOGIA” NEL 2008: BILANCIO DI UN ANNO DI ATTIVITA’
Quando nel 2005 nacque, all’interno del GruppoRicerche (IISL, sez. di Genova), per impulso di Matteo Sicios l’idea di un progetto di ricerca che riguardasse e perseguisse i modi della comunicazione in archeologia, l’aspetto del comunicare la scoperta e del rapporto dell’archeologo con la società a malapena cominciava ad essere affrontato da poche personalità del mondo accademico che cantavano “fuori dal coro”.
Da quando è nato, all’inizio del 2007 il blog di COMUNICARE L’ARCHEOLOGIA, queste due parole magiche hanno iniziato ad essere sempre più presenti nel vocabolario archeologico, impiegate a proposito e a sproposito: la comunicazione archeologica ha cominciato ad assumere valore di importante momento nell’ambito di un’intera attività di ricerca.
Negli ultimi due anni si sono moltiplicati i master, i corsi di laurea e post-laurea che trattano la comunicazione archeologica; uno di questi corsi era sfociato addirittura in un blog (archeologicomunicatori.blospot) che purtroppo però ha avuto breve vita.
COMUNICARE L’ARCHEOLOGIA è a tutt’oggi l’unico blog in Italia che si occupa, lo dice il nome, di comunicazione archeologica. Noi non facciamo comunicazione, non forniamo notizie di archeologia. Noi cerchiamo di fornire agli archeologi interessati a questo tema i modi per formarsi in quest’ambito, segnalando corsi e master, segnalando siti web (soprattutto esteri), segnalando eventi in cui è protagonista la comunicazione archeologica (e anche, strettamente legata, la comunicazione in ambito museale), più che l’archeologia in sé. Il blog è solo una branca di un progetto molto più ampio, "Comunicare l'archeologia", che vuole e cerca di creare spazi di comunicazione al pubblico dell’archeologia, là dove prima non esisteva e che si occupa di collaborare con i mass media affinché passi più e migliore comunicazione archeologica.
Il 2008 è iniziato con la recensione al libro di Alberto Angela “Una giornata nell’antica Roma”, volume scritto in modo sapientemente studiato da una persona che ha fatto della comunicazione e della divulgazione lo scopo primario del suo lavoro, in modo da fornire a tutti gli elementi utili per capire l’antica Roma: un libro di divulgazione archeologica perfettamente riuscito, scritto da un non archeologo dal quale gli archeologi dovrebbero imparare il modo di esprimersi: un linguaggio talmente chiaro e coinvolgente da far sì che il lettore non legga passivamente, ma si senta esso stesso inserito nella storia, nella narrazione, si senta, in sostanza, coinvolto emotivamente.
La nostra ricerca si sta delinenado, ultimamente, nella direzione del documentario e dell'audiovisivo a servizio della comunicazione archeologica, ancora una volta per impulso di Matteo Sicios (http://comunicarelarcheologia.megablog.it/item/comunicare-l-archeologia-teoria-uso-e-costruzione-dell-audiovisivo-e-del-documentario-archeologico/category/attivit-e-progetti), il quale peraltro lavora già attivamente nel campo della produzione e realizzazione di audiovisivi con la cooperativa Ipsilon e collaborando con professionisti del territorio.
Fino a questo autunno in questo blog era aperta una sezione di archeologia in Liguria, che voleva diventare una banca dati di riferimento per i media, i giornalisti locali che si trovano a scrivere pezzi di archeologia. Abbiamo però deciso di concentrarci d’ora in avanti solo ed esclusivamente sui modi e i metodi della comunicazione archeologica. Terremo conto di ciò che si fa in Europa, e soprattutto in Italia, nel campo della comunicazione del passato; terremo d’occhio mostre, musei e visite guidate: terremo d'occhio cioè quelle manifestazioni in cui l’aspetto della comunicazione dei contenuti è molto curato e si acompagna con una altrettanto adeguata comunicazione pubblica dell’evento.
Analizzeremo se è utile o dannoso parlare di giornalismo archeologico, bella espressione che però a ben vedere è un po’ vuota di significato, e analizzeremo soprattutto come i quotidiani, i giornalisti, i media in generale trattano gli argomenti di archeologia: i giornalisti non specialisti di archeologia riescono a fornire una buona comunicazione archeologica? E gli archeologi non giornalisti riescono altrettanto? Come deve avvenire la collaborazione tra archeologi e giornalisti? Quale il compito dell’uno, quale dell’altro?
Nel 2009 continueremo ad affrontare le tematiche solo rapidamente qui accennate, traendo materiale di studio, di ricerca, di confronto e di critica dal mondo che ci circonda, che è il mondo in cui viviamo e in cui vogliamo comunicare l’archeologia.
29/12/08
Marina Lo Blundo
domenica, 03.08.08
"Comunicare l'archeologia": attività maggio-luglio 2008
Quanto segue è un resoconto dell'attività del blog di "Comunicare l'Archeologia" che è stato presentato in occasione della Riunione del Gruppo Ricerche di Genova svoltasi il 30 luglio scorso.
Per fare il punto della situazione sul lavoro svolto e su quanto vogliamo fare nell'immediato futuro...
A maggio il progetto “Comunicare l’archeologia”, col blog su internet di comunicazione/ informazione archeologica per la Liguria, è decollato alla grande con l’arrivo nel Gruppo di lavoro di due nuovi membri e il conseguente incremento dei post, quindi con aggiornamenti continui. Il blog ha cominciato ad avere grande visibilità, anche perché abbiamo un contatto continuo con archeoblog, sito di informazione archeologica su scala nazionale che fa 20mila contatti al mese, e con diggita.it, sito web di informazione che raccoglie post dai blog e dai siti di tutta Italia e che è una vetrina continua: dalle 20 alle 40 visite giornaliere in più sul nostro blog (che non sono poche) arrivano proprio grazie al canale di diggita.it.
Purtroppo a giugno si è verificata una tragedia: la piattaforma su cui ci appoggiamo, che è megablog, ha subito danni enormi al server, tanto che sono andati perduti gli ultimi 4 mesi di lavoro, cioè di post, ovvero quelli di gran lunga più produttivi per noi!
Il danno è stato grande; si è cercato di recuperare il salvabile, ma la maggior parte dei post-comunicati stampa di eventi ormai scaduti non ha avuto più senso metterli. Inoltre sono sparite le statistiche che non sono ancora riuscita a recuperare.
Piano piano ci stiamo ritirando su e il blog sta tornando ad avere aggiornamenti frequenti.
A questo proposito chiedo a tutti voi del Gruppo Ricerche – alcuni vedo che già lo fanno – se avete notizia di eventi a carattere archeologico che possano interessare la Liguria (mostre, convegni, conferenze, presentazioni di libri, attività particolari di musei, scavi, ecc. ...) oppure notizie relative alla comunicazione in ambito archeologico (convegni, corsi, master, ecc. ...) di comunicarmelo attraverso e-mail. Chiedo inoltre se è possibile attivare una casella di posta elettronica ufficiale; so che esisteva ma si è disattivata.
Il prossimo passo è infatti quello di contattare i principali enti operanti sul territorio – musei, istituti di cultura, ecc. – in modo da presentarci come “luogo” cui indirizzare le notizie inerenti la propria attività per informare il pubblico di internet. Dopodiché informeremo gli organi di informazione presenti sul territorio ligure per proporci come “luogo” da cui pescare news a carattere archeologico riguardanti la Liguria sempre aggiornate. Alcuni già lo fanno...
Marina Lo Blundo
03/08/2008
sabato, 05.07.08
Comunicare l’Archeologia. Teoria, uso e costruzione dell’audiovisivo e del documentario archeologico
È scaricabile la mia tesi di laurea “Comunicare l’Archeologia. Teoria, uso e costruzione dell’audiovisivo e del documentario archeologico”.
Nei quattro capitoli del lavoro analizzo rispettivamente:
1 – La teoria della comunicazione e le sue implicazioni sui beni culturali e l’archeologia
2 – Tutte le tipologie esistenti di strumenti, formati, contesti, tecnologie che usano il linguaggio audiovisivo per comunicare l’archeologia. Sviluppo attraverso tre interviste la conoscenza del contesto TV, esposizioni e ricerca archeologica (V. M. Manfredi, F. Ceschi, T. Mannoni).
3 – Illustro gli esperimenti che ho condotto grazie all’aiuto di un regista (M. Gregorini) e di un’archeologa (E. Starnini).
Questi lavori hanno avuto come risultato la formulazione di un modus operandi per costruire e progettare un documentario, analizzarlo e comprendere le scelte che si possono adottare a seconda del tipo di formato e dello scopo della comunicazione, inoltre spiego un’esperienza da me condotta in questo campo. 4 – Fornisco in ultimo dati sul pubblico della comunicazione archeologica, presento esempi di buona e cattiva comunicazione attraverso gli audiovisivi.
I relatori sono i Professori Fulvia Donati e Marco Milanese, del corso di laurea in Archeologia, Università degli Studi di Pisa.
Effettuate la ricerca su:
Mi fa particolarmente piacere comunicare la fruibilità di questo lavoro, dirlo all’utenza di questo blog che ha condiviso il progetto Comunicare l’Archeologia fin da quando decisi che doveva nascere.
Matteo Sicios
mercoledì, 23.01.08
COMUNICARE L’ARCHEOLOGIA INCONTRA VALERIO MASSIMO MANFREDI
Valerio Massimo Manfredi, archeologo e romanziere, ha condotto per alcune stagioni Stargate su La7. Lo abbiamo incontrato a Sanremo in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo.
Molto abile a “raccontare” la storia, ha tenuto per due ore il pubblico incollato alle poltrone, spiegando con grande chiarezza la vicenda narrata nell’Anabasi di Senofonte. Ha dimostrato con ciò di essere un buon comunicatore, come peraltro aveva già rivelato nelle vesti di conduttore di Stargate. E le domande che gli abbiamo rivolto, dopo avergli brevemente presentato “Comunicare l’archeologia”, riguardano infatti proprio la sua trasmissione televisiva, di divulgazione archeologica.
D: Innanzitutto una curiosità: come mai Stargate non va più in onda?
R: La7 ha preferito investire su un programma di intrattenimento piuttosto che su un programma di divulgazione, nonostante Stargate avesse un buon successo di pubblico: il 4,5 % di share per una rete come La7 è un gran risultato! L’altro programma tra l’altro è stato sospeso dopo poco, dimostrando che il pubblico non ha apprezzato le scelte di palinsesto.
D: Qual era la formula di Stargate? Com’era organizzata la trasmissione?
R: Ci servivamo di documentari già fatti – produrre un documentario, fatto bene, costa anche un milione di dollari, un’esagerazione – all’interno dei quali ci inserivamo con tagli per ulteriori spiegazioni o integrazioni, a volte anche “smarcandoci” dalla tesi sostenuta nel documentario, confutandola o ampliandola.
D: Quali argomenti venivano trattati e perché?
R: Abbiamo sempre trattato argomenti di grande importanza o richiamo, grandi temi come la nascita della democrazia ateniese o la nascita del Cristianesimo, con contenuti quindi di grande impatto che sicuramente suscitano interesse. Per lanciare, per introdurre tali argomenti si sceglievano poi locations suggestive, per fare una forte presa sul pubblico.
D: E il linguaggio?
R: A differenza di altri – gli Angela – che alle loro trasmissioni di divulgazione danno un’impronta saggistica, noi abbiamo preferito imporre una cifra narrativa: in TV non si può fare scienza perché non c’è il tempo per dare spiegazioni scientifiche accurate e raccontare è quindi molto più efficace che spiegare. Questo non vuol dire che si raccontino “bubbole” allo spettatore, ma che si è scelto di fare una comunicazione di tipo alto, ma partecipato, e per questo anche la scelta delle locations, dell’ambientazione si è rivelata fondamentale.
Marina Lo Blundo
23/01/08
mercoledì, 12.12.07
COMUNICARE L'ARCHEOLOGIA: IL DOCUMENTARIO ARCHEOLOGICO
Martedì 18 Dicembre alle ore 15, Matteo Sicios presenterà presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova una relazione sul documentario archeologico.
Nei progetti del nostro gruppo di lavoro esiste infatti un sempre maggiore interesse per questo tema. Oltre a presentare alcuni esperimenti e prodotti già realizzati si intende proporre in particolare le nostre idee sulla costruzione del prodotto "documentario". Questa seconda parte più teorica, ma pur sempre ricca di consigli pratici per chi si volesse avvicinare al mondo della comunicazione dell'archeologia, è frutto della collaborazione con il nostro partner Videoarte.
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